Curiosità e informazioni utili
Dietro lo scintillio di un anello o la lucentezza di una collana si nasconde un universo fatto di storia, leggi rigorose e segreti di laboratorio che superano i secoli.
Sapere cosa si sta acquistando è il primo passo per dare il giusto valore ai propri momenti preziosi. Nelle prossime righe faremo un viaggio tra i metalli più nobili della terra, fornendovi gli strumenti pratici essenziali per imparare a leggerne la “carta d’identità”, tutelando i vostri acquisti da falsi o brutte sorprese.
In Italia, per i metalli preziosi, sono legali i seguenti titoli in millesimi:
Oro (Racchiuso in un rombo allungato)
- 750 (18 Carati): Significa che il 75% della lega è oro puro. È lo standard tradizionale della gioielleria italiana.
- 585 (14 Carati): Molto diffuso all’estero (USA e Nord Europa).
- 375 (9 Carati): Più economico, l’oro puro è al 37.5%.
Argento (Racchiuso in un ovale)
- 925 (Argento Sterling): Il più comune in gioielleria. Significa 92,5% di argento puro e 7,5% di rame.
- 800: Usato molto spesso per la posateria e l’oggettistica d’antiquariato.
Platino (Racchiuso in un esagono o forma a “losanga”)
- 900: Il platino nella lega è al 90%, utilizzata molto raramente.
- 950: Il platino si lavora quasi puro 95%, è la lega più diffusa.
Le Punzonature

Il punzone è la “carta d’identità” del gioiello. Per legge (art. 14 D.Lgs. 251/1999), ogni oggetto in oro, argento o platino prodotto o importato in Italia deve obbligatoriamente presentare due distinti punzoni, verificabili con una lente d’ingrandimento:
- Il Titolo della Lega: L’indicazione della quantità di metallo prezioso puro presente, espressa tassativamente in millesimi (es. 750, 375).
- Il Marchio di Identificazione del Produttore o Importatore: Una stella seguita da un codice alfanumerico (assegnato dalla Camera di Commercio) composto da un numero e dalla sigla della provincia della ditta produttrice.
Attenzione ai marchi “Kt” o “K”
Se un oggetto presenta solo l’incisione “18K” o “14K” senza il titolo in millesimi e il marchio del fabbricante, non vi è garanzia sulla sua autenticità: potrebbe trattarsi di un falso o di un oggetto semplicemente placcato in oro.
In Italia la dicitura in carati (come “18K” o “14K”) non è legalmente riconosciuta per la vendita al pubblico: tutti i gioielli, anche se importati dall’estero, devono obbligatoriamente riportare il titolo in millesimi.
I Colori dell’Oro
In natura l’oro esiste di un solo colore: un giallo intenso e solare. Tuttavia, l’oro puro (24 carati) è un metallo estremamente tenero e malleabile, impossibile da usare da solo per creare gioielli che durino nel tempo senza deformarsi o graffiarsi.
Per renderlo robusto, viene legato ad altri metalli. La proporzione dei metalli usati nella lega determina le sfumature cromatiche finali dell’oro.
Oro Giallo 18kt
È il colore classico per eccellenza, Il colore giallo ideale si ottiene bilanciando l’argento e il rame in un rapporto quasi di 1:1, l’argento bilancia il rossastro del rame, mantenendo il colore originario dell’oro ma donandogli la durezza necessaria.
- Composizione tipica (750-125-125):
- Oro puro (Au): 75%
- Argento puro (Ag): 12,5%
- Rame puro (Cu): 12,5%
2. Oro “Natural” 18kt
Nel gergo tecnico dei laboratori moderni, l’oro “Natural” (o Champagne) identifica la lega di oro bianco prima di subire il trattamento di rodiatura galvanica superficiale.
Per “sbiancare” il giallo naturale dell’oro si utilizzano metalli nobili e chiari come il palladio o l’argento (in passato si usava il nichel, oggi quasi totalmente abbandonato perché causa di allergie).
- Composizione tipica ad alto contenuto di Palladio:
- Oro puro (Au): 75%
- Palladio (Pd): 10% – 15%
- Argento (Ag) e Rame (Cu): 10%-15%
Il palladio ha un potere sbiancante eccezionale sulla struttura atomica dell’oro, ma alza notevolmente il punto di fusione della lega (richiede cannelli più potenti o forni a induzione) e rende il metallo molto più “viscoso” e duro da lavorare. Il colore finale non è un bianco specchiato, ma un grigio caldo, profondo e sofisticato. Molti brand di nicchia oggi lo lasciano “al naturale” (senza rodio) perché non cambia mai colore e ha un fascino fortemente materico.
3. Oro Bianco 18kt (Standard Commerciale da Rodiatura)
Per scopi commerciali, dove si ricerca un punto di bianco molto vivido per esaltare i diamanti, la lega di oro bianco viene ottimizzata per facilitare la lavorazione meccanica e la successiva rodiatura, riducendo i costi legati al palladio puro.
- Composizione tipica (Nichel-Free standard europeo):
- Oro puro ($\text{Au}$): $75\%$
- Argento ($\text{Ag}$): $15\%$ – $20\%$
- Rame ($\text{Cu}$), Zinco ($\text{Zn}$) e tracce di Palladio ($\text{Pd}$): il restante $5\%$-$10\%$
- Il fattore Zinco e Rodio: Lo zinco viene inserito in micro-percentuali come disossidante e per fluidificare la lega durante la fusione (riduce la porosità). Questa lega ha un riflesso giallognolo nativo (dovuto alla bassa percentuale di palladio). Diventa “Oro Bianco commerciale” solo dopo la rodiatura: un deposito elettrochimico di pochi micron di Rodio puro ($\text{Rh}$), che ha una durezza Vickers molto elevata ma richiede manutenzione nel tempo.Nota tecnica: Dal 2000, le normative europee (Legge Nichel REACH) vietano o limitano drasticamente l’uso del Nichel ($\text{Ni}$) come sbiancante a causa del suo altissimo potere allergizzante da contatto.
4. Oro Rosa 18kt (La dominanza del Rame)
Per deviare lo spettro cromatico verso le frequenze del rosa e del rosso, l’argento viene quasi totalmente sacrificato a favore del rame. Il colore rosa standard (classificato come 4N) si ottiene spostando l’asse della lega binaria complementare.
- Composizione tipica Rosa 18kt (750-50-200):
- Oro puro ($\text{Au}$): $75\%$
- Rame puro ($\text{Cu}$): $20\%$
- Argento puro ($\text{Ag}$): $5\%$ (agisce da smorzatore per evitare che diventi rosso vivo 5N)
- Comportamento tecnico e criticità: Il rame ha un raggio atomico diverso da quello dell’oro; questo crea forti tensioni interne nella matrice cristallina del metallo. Di conseguenza, l’oro rosa 18kt è la lega più dura in assoluto tra le quattro, ma è anche la più fragile in fase di lavorazione. Tende a subire il fenomeno dell’incrudimento (diventa fragile se battuto o laminato troppo a lungo senza frequenti ricotture) e, se raffreddato troppo lentamente, può presentare micro-fratture. Richiede un controllo termico della temperatura di tempra e ricottura estremamente preciso in laboratorio.

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